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Le maschere tradizionali del Carnevale

Ogni anno tutti quanti, grandi e piccini, aspettiamo il Carnevale per riscoprire la magia delle maschere, per trovare il travestimento più particolare e divertente da indossare nelle classiche feste con gli amici.

Ma ve le ricordate le maschere del Carnevale tradizionale che ormai si trovano quasi esclusivamente nelle sfarzose feste di Venezia, città simbolo di questa ricorrenza?

BRIGHELLA: il suo nome è entrato nell’uso comune (“fare il brighella” significa comportarsi in modo poco serio). Di origine bergamasca, deriva dalla tradizione degli antichi mimi. La sua caratteristica era quella di essere un servo astuto e opportunista, malizioso e furfante, la sua lealtà poteva essere facilmente comprata, ma la sua propensione al sentimentalismo lo rendeva il consigliere fidato degli innamorati. Le sue caratteristiche originarie vengono mitigate con il tempo, facendolo diventare una sorta di factotum che si occupa di tutto, ma soprattutto degli interessi del suo padrone.

ARLECCHINO: una delle maschere più famose, anche lui di origine bergamasca, è il buffone, generalmente identificato con il mimo, che divertiva il pubblico con il suo muoversi, gesticolare e con la varietà delle flessioni della voce. L’abito di Arlecchino si modificò nel corso degli anni, fino ad assumere il tipico aspetto con pantaloni e giacca su cui sono cuciti triangoli colorati a forma di losanghe.

PULCINELLA: è la maschera più famosa dell’arte napoletana, pigro e credulone, imbroglione e generoso, il suo ideale di vita è non far nulla, è disposto a raccontar bugie o a rubare per soddisfare il suo formidabile appetito. I suoi segreti sono “i segreti di Pulcinella” cioè tutti li conoscono. La sua morale è semplice: prendere la vita con filosofia e farsi una bella cantata.

PIERROT: insieme ad Arlecchino e Pulcinella è la maschera più nota nel mondo. Della sua onestà tutti si fidano, ma Pierrot confida poco in se stesso, gioca spesso il ruolo dell’innamorato infelice che rimpiange la serenità. Vestito con giacca e pantaloni bianchi, con bottoni rivestiti di velluto nero. Con il suo viso lunare e inespressivo diventò il simbolo dell’uomo languido e misterioso.

COLOMBINA: civetta per definizione e naturalmente bugiarda, ma sempre a fin di bene, il suo ruolo era quello di favorire gli intrighi amorosi di cui era semplice spettatrice o portagonista. Il suo costume è una gonna a balze su cui appoggia un grembiule bianco come il corpetto e la giacca rossa.

DOTTOR BALANZONE: protagonista del Carnevale bolognese, esperto di filosofia, astrologia e soprattutto medicina, fornisce diagnosi oscure che non guariscono nessuno, il suo intento è quello di confondere.

PANTALONE: mercante veneziano ricco e avaro, il suo nome deriva da questo tipico cognome veneziano, ricorrente tra i mercanti del XVI secolo. Come da altre maschere, anche da Pantalone deriva una espressione proverbiale: “paga Pantalone”, che sta a voler dire come spesso gli errori dei governanti ricadono sulle spalle del popolo costretto a pagarli, anche se non vorrebbero farlo.

Se ne conoscete altre scrivetele nel commento dell’articolo!

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