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Il gioco

La maggior parte degli studiosi dell’età evolutiva ritiene che un bambino sano è un bambino che gioca. Nel corso dello sviluppo il gioco assume diverse funzioni, caratteristiche e significati, ha un’importanza fondamentale per la socializzazione e permette di individuare il livello di maturazione del bambino sia dal punto di vista intellettivo che motorio.

Il gioco deve essere divertente e procurare piacere, essere spontaneo e non finalizzato ad un obiettivo pratico. A seconda dell’età è considerato un’espressione culturale, una scarica di energia, una sperimentazione della realtà circostante, una modalità di interazione e socializzazione.

Nei primi mesi di vita viene considerato “inconsapevole” e ha funzione di esplorazione del mondo circostante, sperimentazione delle parti del corpo, funzione comunicativa; in età prescolare è fortemente legato allo sviluppo percettivo e motorio.

Nel gioco sensomotorio, da 0 a 2 anni, il bambino sperimenta il piacere di usare i sensi: maneggiare materiali quali acqua, sabbia, pongo, terra; l’esperienza in acqua è uno strumento privilegiato per questa età (spruzzare, schizzare, bagnare). In questa fase i bambini sono poco interessati a giocare con i coetanei, mentre sono più attratti da giocattoli e oggetti, anche se sono comunque presenti forme di relazione come toccarsi, guardarsi e sorridere.

Da 2 anni il bambino acquisisce le capacità necessarie per interagire con gli altri sperimentando reciprocità e cooperazione con giochi che esplorano e imitano i “ruoli sociali” della realtà circostante.

Il gioco è presente a ogni età, ma la fascia dai 3 ai 6 anni viene considerata l’età del gioco per eccellenza, perché i bambini dedicano a questo la maggior parte delle ore del giorno, acquisendo così capacità, idee e valori cruciali per la loro crescita che gli permettono di ampliare e diversificare il modo di giocare. In questa fase il movimento è una delle forme di gioco privilegiate, il bambino prova piacere nello scoprire e padroneggiare le competenze motorie acquisite, che migliorano a seconda del suo sviluppo generale, sia dal punto di vista fisico che intellettuale.

Attraverso il gioco sociale i bambini interagiscono in modo amichevole tra di loro, questo viene considerato di particolare importanza per lo sviluppo del bambino perché impara a relazionarsi con i coetanei, imparando la reciprocità, la collaborazione e la cooperazione in modo diverso da quanto avviene nella relazione con l’adulto.

Fino a 6 anni i bambini tendono a socializzare con i coetanei dello stesso sesso, di solito prevalentemente a due, successivamente, invece, con l’aumento delle attività di gruppo (scuola, sport, ecc.) questo cambierà, comparirà la competitività, il confronto con molteplici punti di vista, la volontà o il bisogno di emergere rispetto agli altri compagni.

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